Trabajo, capital y subjetividad en la era de la automatización cognitiva (eBook)

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Juan A. Pena
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Compatibilità: Tutti i dispositivi
Lingua: Spagnolo
Editore: Juan A. Pena
Codice EAN: 9798232059668
Anno pubblicazione: 2026
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Descrizione

La hipótesis central que estructura este ensayo es triple y está íntimamente conectada. Primero, la IA está redefiniendo radicalmente qué significa el trabajo en el siglo XXI, no eliminando todo trabajo, sino reorganizando qué trabajos tienen valor y cuáles se vuelven prescindibles. Segundo, esta redefinición está generando una concentración de capital sin precedentes históricos, porque el mercado objetivo no es un sector económico particular, sino el trabajo humano mismo como categoría universal. Tercero, y quizás más profundo, la IA está transformando la relación del sujeto humano con su propia capacidad de pensar, externalizando procesos cognitivos que antes eran constitutivos de lo que significaba ser un agente consciente. Este análisis no pretende ser ni tecnofílico ni tecnófobo. No busca celebrar acríticamente la IA como una liberación prometéica, ni condenarla moralmente como una amenaza existencial. Ambas posiciones comparten el mismo error: tratar un proceso histórico estructural como si fuera una elección moral individual. El enfoque aquí es deliberadamente estructural, centrado en comprender las dinámicas económicas, sociales y epistemológicas que la IA está desencadenando, independientemente de nuestras preferencias normativas. Porque aquí está la verdad incómoda que este ensayo busca articular: las revoluciones históricas no esperan nuestro permiso moral. No se detienen porque decidamos que éticamente son problemáticas. La Revolución Industrial no se detuvo porque las condiciones de las fábricas fueran atroces, porque el trabajo infantil fuera moralmente repugnante, porque la explotación fuera evidente. Se desarrolló según su propia lógica económica y técnica, y la humanidad tuvo que adaptarse, resistir, negociar y eventualmente construir nuevas formas de organización social en respuesta. La pregunta relevante nunca fue si estábamos a favor o en contra de las fábricas. La pregunta fue: dado que las fábricas existen y están reorganizando el mundo, ¿qué posición ocupamos en esa reorganización?