I DEMAGOGHI O I MISTERI DI LIVORNO (eBook)

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Cesare Monteverde
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Compatibilità: Tutti i dispositivi
Lingua: Italiano
Editore: NICCIA
Codice EAN: 1230003992869
Anno pubblicazione: 2020
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Descrizione

EDIZIONE CON INDICE DIGITALE Il Caprone era uno dei più accaniti carbonari che la setta di allora contasse nella penisola; teneva sotto il suo regime la congrega di Toscana, combinando coi capi della setta esistente in altre provincie un decisivo movimento di sommossa. Così avevano prestabilito quegli sciagurati, ideando di far nascere un qualche disordine, cosicchè fosse impossibile alla forza regolare ed ai buoni cittadini il porre un rimedio ed estinguere un incendio su tanti punti scoppiato. In quella sera adunque doveva stabilirsi il giorno e l'ora. Il cielo però non permetteva tanta sventura: un accidente impensato doveva impedire che l'adunanza avesse luogo a risparmiare alla città le orribili conseguenze dei furori dell'anarchia. Sul far del mezzodì era insorta lite, a causa di una pezzuola rubata, fra Topo e Cacanastri; Topo aveva sul ponte di Venezia dato una stilettata al compagno, il quale, moribondo, veniva dalla compagnia della Misericordia trasportato allo spedale. Topo, sebbene espertissimo in fuggire fino allora dai birri, questa volta non aveva potuto riuscirvi; imperocchè, datosi a gambe per la via dei bottini dell'olio, nel voltare dalle Fontine per la via delle Carceri, si era imbattuto in una squadra che per caso passava da quella parte; sicchè piombò proprio negli artigli del falco. Tradotto al cospetto del giudice, Topo, seguendo l'esempio dei vili, pensò di salvare sè stesso ruinando i compagni; onde interrogato dal magistrato sulla cagione dell'omicidio: - Se vosustrissima mi fa aver l'impunità, le dirò tutto senza preamboli. - E qui sfilò, come suol dirsi, la lunga corona, dicendo essersi finto settario e, venuto in sospetto del congiurato Cacanastri, aver pensato bene con una pugnalata spicciarsi di lui. E quindi narrò ciò che sapeva intorno alla congiura ed alla adunanza della prossima notte. Fortunatamente per i congiurati, il magistrato non lo interrogò sui nomi di quelli, riserbando ad altro momento un nuovo e più solenne interrogatorio, per prendere intanto consiglio da più alto personaggio e giudice intorno alla investigazione e i passi da farsi per tutti in un colpo avere in mano i settari. Topo, che si credeva potersene ir libero a casa sua, venne invece fatto tradurre in una delle più strette prigioni. Gli altri congiurati intanto nulla sapevano del progetto loro per metà scoperto da Topo; stavano in breve per esser côlti al laccio. I nostri lettori sentimentali proveranno un certo ribrezzo nel vedere sull'orlo del precipizio l'entusiasta Giovanni, l'appassionata Rosina, il focoso Alfredo e la fantastica Esmeralda. Ma chi sa poi.... tiriamo innanzi il racconto.