Nel Novecento prende forma la cosiddetta narrativa di viaggio, un genere che trasforma il movimento nello spazio in un percorso di scoperta interiore. Dalle strade infinite degli Stati Uniti alla Patagonia più remota, l’atto di partire diventa un modo per interrogare la propria identità e ritrovare, simbolicamente, la strada di casa.
Sulla strada di Jack Kerouac è l’opera-simbolo di questo spirito. Sal Paradise, giovane scrittore inquieto, incontra il magnetico Dean Moriarty, spirito ribelle in fuga da ogni forma di conformismo. I due attraversano la Route 66 inseguendo libertà ed esperienze incredibili. È un viaggio che cambia Sal nel profondo: Dean, con la sua instancabile corsa verso l’Ovest, incarna un eroismo moderno e fragile, che Sal non può fare a meno di ammirare.
Con Nelle terre estreme, Jon Krakauer racconta un viaggio radicale: quello di Chris McCandless, che abbandona tutto ciò che ha per immergersi nella natura selvaggia dell’Alaska alla ricerca di una purezza assoluta. Il suo percorso, tanto luminoso quanto tragico, diventa una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, sul bisogno di libertà e sulle ombre che abitano ogni inquietudine giovanile. Krakauer ricostruisce il viaggio di Chris con passione e lucidità, trasformandolo in una potente meditazione sul desiderio di spingersi oltre ogni limite.
In Patagonia di Bruce Chatwin porta invece il lettore ai confini del mondo. L’autore parte sulle tracce di un mostro preistorico e di un parente navigatore, ma trova molto di più: un territorio che sfida la percezione, un mosaico di storie eccentriche e personaggi indimenticabili. La Patagonia, deserto di vento e silenzi, diventa un luogo di apparizioni, di memorie, di culture esiliate. Chatwin ne fa un romanzo di incontri e di stupore, un inno al viandante che continua a muoversi, anche quando il mondo sembra aver perso il suo mistero.