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Dante Alighieri

LA Divina Commedia. Purgatorio

Riassunto

Canto I: Usciti dalle tenebre infernali, Dante e Virgilio si trovano sulla spiaggia del Purgatorio. Appare il vecchio Catone, venerando nell'aspetto, che scambia i due poeti per dannati. V. gli rivela le ragioni del viaggio e Catone concede loro di passare nel suo regno. V. dovrà prima lavare il volto di D. e cingergli i fianchi con un giunco.

Canto II: Sorge il sole e appare in lontananza la navicella dell'angelo nocchiero che trasporta le anime penitenti dopo averle raccolte alla foce del Tevere. Le anime si affollano stupite intorno a D. vivo. Tra queste D. riconosce Casella, l'amico musico, che gli canta Amar che ne la mente mi ragiona. Tutti sono rapiti dalla dolcezza del canto. Catone li sollecita a correre al monte per purificarsi.

Canto III: D. e V. giungono ai piedi del ripido pendio del monte. Scorgono le anime degli scomunicati costrette a trascorrere nell'Antipurgatorio trenta volte il tempo della scomunica. D. parla con il re Manfredi, che narra al poeta la sua morte nella battaglia di Benevento e lo prega di annunciare alla figlia Costanza che egli è salvo.

Canto IV: Faticosamente D. e V. salgono al primo balzo. V. spiega a D. il corso del sole nell'emisfero australe. Poco dopo D. incontra Bevilacqua, tra le anime dei negligenti, che in terra tardarono a pentirsi e per questo devono attendere nell'Antipurgatorio tanto, quanto il tempo della loro vita.

Canto V: Un'altra schiera di anime s'affolla intorno ai due poeti. Sono i morti di morte violenta. Qualcuna prega D., poiché egli è vivo, di portarne notizia sulla terra. D. si dichiara pronto a fare ciò. Ha poi un colloquio con Jacopo del Cassero, Buonconte da Montefeltro e Pia de' Tolomei, che narrano la loro triste sorte.

Canto VI: Le anime continuano a far ressa intorno a D. e a chiedere suffragi. D. promette e V. spiega l'efficacia della preghiera. Un'anima è in disparte, si tratta del poeta mantovano Sordello che chiede ai due poeti chi siano. Appena sentita da V. la parola Mantova, riconoscendo in lui un compatriota, Sordello lo abbraccia. Di fronte all'abbraccio affettuoso D. prorompe in un'apostrofe all'Italia, paese senza una guida, straziato da lotte intestine.

Canto VII: Dopo aver saputo da V. le ragioni del viaggio, Sordello guida i due poeti in una valletta fiorita che ospita i principi negligenti. Indica Rodolfo d'Asburgo, Ottocaro II di Boemia, Filippo II di Francia, Enrico I di Navarra, Pietro III d'Aragona, Carlo I d'Angiò, Enrico III d'Inghilterra, Guglielmo VII marchese di Monferrato.

Canto VIII: Al tramonto le anime pregano e attendono l'arrivo di due angeli custodi contro la tentazione. Con Sordello D. e V. scendono nella valletta e D. riconosce l'amico Nino Visconti, giudice in Sardegna. S'avvicina Corrado Malaspina. D. tesse un elogio della famiglia Malaspina e Corrado gli profetizza che presto avrà prova della veridicità di tale opinione.

Canto IX: D., V, Sordello, Nino e Corrado, si addormentano. All'alba D. sogna di essere rapito da un'aquila sino alla sfera del fuoco. Al risveglio non è più nella valletta e gli è accanto solo V, che spiega il significato del sogno: santa Lucia ha condotto D. sino alla porta del Purgatorio, qui l'angelo portiere incide sulla fronte di D. sette P, che egli laverà risalendo la montagna.

Canto X: D. e V. salgono nella prima cornice, dove espiano il peccato le anime dei superbi. Curvi sotto pesantissimi macigni guardano scolpiti a terra esempi di umiltà: l'Annunciazione alla Vergine, la traslazione dell'Arca Santa, l'imperatore Traiano che ascolta il pianto d'una vedova.

Canto XI: I superbi intonano il Pater Noster. Si avvicinano Omberto Aldobrandeschi, il miniatore Oderisi da Gubbio e Provenzan Salvani. Con i loro racconti invitano D. a riflettere sulla vanità della gloria umana.

Canto XII: Lasciata la schiera di anime, D. osserva sul pavimento e sulla parete i bassorilievi con gli esempi di superbia: Lucifero, Briareo, i Giganti, Nembrot, Niobe, Saul, Aracne, Roboamo, Erifile, Sennacherib, Ciro, Oloferne e la città di Troia. L'angelo dell'umiltà cancella una P dalla fronte di D. e i due poeti salgono per una ripida scala.

Canto XIII: Nella seconda cornice sono le anime degli invidiosi, che vestiti d'un saio e con gli occhi cuciti dal fil di ferro ascoltano voci aeree che narrano esempi di carità e invidia punita. D. incontra la senese Sapia, a tal punto rosa dell'invidia d'aver desiderato la sconfitta dei suoi concittadini.

Canto XIV: Un'altra anima, Guido del Duca, si rivolge a D. e gli presenta Rinieri da Calboli. Guido e D. deplorano la corruzione morale degli abitanti delle loro terre, la Val d'Arno e la Romagna, dove sono scomparsi i valori d'un tempo.

Canto XV: D. e V. sono illuminati dalla luce dell'angelo della misericordia che li invita a salire e cancella dalla fronte del poeta un'altra P. Mentre salgono alla terza comice a D. appaiono visioni di mansuetudine.

Canto XVI: Nella terza cornice, dove sono gli iracondi, i due poeti procedono attraverso un fitto fumo che punge gli occhi. Tra le anime espianti che intonano l'Agnus Dei, una dichiara di essere Marco Lombardo. Spiega la teoria del libero arbitrio e a D., che è tormentato dal desiderio di conoscere la causa della corruzione del mondo, risponde che questa va ricercata nella mala condotta di papi e imperatori.

Canto XVII: Usciti dal fumo D. e V. vedono esempi d' ira punita. L'angelo della mansuetudine cancella un'altra P. Mentre salgono alla quarta cornice V. spiega l'ordinamento morale del Purgatorio.

Canto XVIII: Nella quarta cornice sono gli accidiosi, costretti a correre. Due di essi gridano esempi di sollecitudine, mentre l'abate di San Zeno indica la via verso la quinta cornice. Uditi esempi di accidia punita D. si addormenta e sogna.

Canto XIX: Sogna una donna brutta e deforme che al suo sguardo diventa una bellissima sirena. V. le strappa le vesti e dal ventre emana un fetido odore che sveglia D. L'angelo della sollecitudine cancella la quarta P. Mentre salgono, V. spiega che la sirena del sogno simboleggia la cupidigia dei beni materiali che si espia nelle tre cornici rimanenti (avarizia, gola, lussuria). Nella quinta cornice sono le anime degli avari e prodighi, bocconi per terra con piedi e mani legati. D. parla con papa Adriano V.

Canto XX: Un'anima grida esempi di povertà e liberalità. È Ugo Capeto, che nel colloquio con D. biasima gli ultimi discendenti dei Capetingi, da Carlo di Valois a Filippo il Bello, che peccheranno per brama di ricchezze. Un terremoto scuote la montagna. Le anime intonano il Gloria.

Canto XXI: Uno spirito spiega che il terremoto avviene ogni qual volta un'anima si sente monda e pronta a salire al Paradiso. Così egli si sente per aver scontata la colpa. Dichiara di essere il poeta Stazio vissuto, a Roma sotto l'imperatore Tito, e si rammarica di non essere vissuto al tempo di V., che considera un maestro.

Canto XXII: D., al quale l'angelo della giustizia cancella un'altra P, segue V. e Stazio, che spiega di essere rimasto nella V° cornice a causa del peccato di prodigalità. Dice inoltre che la lettura della IV° Egloga di V. lo ha avvicinato al cristianesimo. Chiede poi a V. notizie di grandi poeti latini e viene a sapere che si trovano nel Limbo. I poeti giungono alla VI° cornice. Da uno strano albero risuonano esempi di temperanza.

Canto XXIII: Sotto l'albero carico di frutti e vicino a una sorgente d'acqua si affollano i golosi, magri, affamati e assetati. Tra loro D. riconosce l'amico Forese Donati, che esalta la moglie Nella e biasima la corruzione delle donne fiorentine.

Canto XXIV: Forese paria della sorella Piccarda, già in Paradiso, e gli indica l'anima di Bonagiunta Orbicciani. Nel colloquio con lui, D. definisce le caratteristiche dello Stil Novo. Nel riprendere il dialogo con Forese, D. si lamenta di Firenze e viene a sapere da lui la futura drammatica fine di Corso Donati, capo dei guelfi neri. D., V. e Stazio giungono ad un altro albero, una voce li ammonisce a non avvicinarsi perché esso trae origine dall' albero del Paradiso terrestre e ricorda esempi di golosità punita. L'angelo della temperanza cancella la P.

Canto XXV: Mentre i poeti salgono alla VII0 cornice, Stazio spiega la teoria della generazione, l'infusione dell'anima nel corpo e la formazione dei corpi aerei. Arrivano alla settima cornice, dove in una cortina di fuoco camminano le anime dei lussuriosi cantando il Summae Deus clementiae e gridando esempi di castità.

Canto XXVI: Gli spiriti penitenti sono divisi in due schiere opposte, sodomiti e lussuriosi, che, quando s'incontrano, s'abbracciano e baciano gridando esempi di lussuria punita. Tra i sodomiti D. incontra Guido Guinizzelli, al quale manifesta affetto. Guinizzelli gli indica Arnaldo Daniello, definendolo il miglior poeta in lingua romanza. Arnaldo si avvicina a D. e in provenzale gli chiede di pregare per lui.

Canto XXVII: L'angelo della castità invita i poeti a penetrare nel fuoco ecancella l'ultima P. I poeti giungono così alla scala. È sera, si fermano e si addormentano. All'alba D. sogna una donna giovane e bella che raccoglie fiori e dice di essere Lia. Al risveglio V. gli dice che egli è ormai pronto a salire. Giunti alla sommità della scala V. comunica a D. che il suo compito è finito. D. è ormai padrone di se stesso e deve attendere l'arrivo di Beatrice.

Canto XXVIII: D. si addentra nella divina foresta dell'Eden. Giunge presso il Lete e qui scorge una bella donna che coglie fiori, Matelda. Ella spiega a D. la presenza del vento e dell'acqua. Il vento è dovuto al movimento dei cicli, l'acqua scaturisce per volere divino da una sorgente perenne e forma il Lete, che cancella il ricordo del peccato, e l'Eunoé, che fa ricordare il bene compiuto.

Canto XXIX: Procedono lungo il Lete e dopo un'improvvisa luce appare una mistica processione. Sette candelabri d'oro lasciano dietro di sé scie luminose. Queste avvolgono ventiquattro seniori vestiti di bianco. Seguono quattro animali simili a quelli visti dal profeta Ezechiele e tra questi un carro trionfale trainato da un grifone. Accanto alla ruota destra avanzano tre donne, accanto alla sinistra quattro. Sette personaggi seguono il carro. La processione si arresta davanti a D.

Canto XXX: Mentre i seniori cantano Veni sponsa de Libano, appare Beatrice e scompare V.. D. piange e Beatrice lo rimprovera aspramente. Gli angeli manifestano compassione per lui.

Canto XXXI: Beatrice invita D. a confessare la ragione del traviamento ed egli ammette di aver seguito dopo la morte di lei falsi allettamenti. Guardandola, così bella e luminosa, D. si pente e per l'emozione sviene. Matelda lo immerge nel Lete, lo costringe a bere poi lo conduce davanti a Beatrice.

Canto XXXII: La processione torna verso oriente. D., Matelda e Stazio la seguono, finché tutti si fermano presso l'albero spoglio di Adamo al quale il grifone lega il carro. Immediatamente l'albero rinverdisce, mentre tutti intonano un inno. D. cade addormentato. Al risveglio vede Beatrice seduta presso l'albero circondata da sette donne con i sette candelabri. Il grifone e il resto della processione salgono al cielo. Un'aquila piomba sul carro e una volpe si avventa sul fondo di esso. Beatrice la scaccia. La terra si apre sotto le ruote del carro e ne esce un drago che toglie una parte del fondo del carro, che si ricopre delle penne dell'aquila. Il carro si trasforma in un mostro con sette teste e dieci corna. Su di esso un gigante flagella una meretrice, scioglie il carro e lo trascina nella selva.

Canto XXXIII: Beatrice profetizza a D. l'arrivo di un personaggio che ucciderà la meretrice e il gigante e esorta D. e riferire ciò che ha visto agli uomini. Poi invita il poeta a bere l'acqua dell'Eunoé. Ora egli è puro e disposto a salire a le stelle.

Fonte: Wuz.it

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