Cicciuzzo di Bilvidàir. L’eroe dei Vespri ucciso da re Giacomo d’Aragona

Sabato Cuttrera
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Editore: ABE
Collana: Donne reali e uomini d'arme
Codice EAN: 9788872976494
Anno edizione: 2026
Anno pubblicazione: 2026
Dati: 112 p., rilegato

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Descrizione

Prologo. Quando la storia vera diventa leggenda. Cari giovani lettori, quando si chiude l'ultima pagina di un libro come questo, la tentazione più grande è quella di pensare che sia stata solo una bellissima, epica e tristissima favola d'avventura. Nel Medioevo siamo abituati a cercare i draghi, i maghi o i cavalieri senza macchia delle canzoni dei trovatori. Ma la storia che avete appena finito di leggere custodisce un segreto molto più potente: è tutto maledettamente vero. Ogni volta che in questi capitoli avete letto una data, il nome di un re, il dettaglio di una battaglia o il sapore della paura di una popolazione assediata, non vi siete scontrati con l'invenzione di uno scrittore, ma con il respiro di uomini e ragazzi in carne e ossa che hanno calpestato la terra di Calabria più di settecento anni fa. Scrivere la storia del giovane Francesco di Sangineto è stato come fare un viaggio nel tempo, una vera e propria caccia al tesoro scientifica tra le carte più silenziose e nascoste dei nostri archivi. Nel Medioevo non esistevano i computer, i telefoni o le fotografie per registrare quello che accadeva. Tutto veniva affidato a strisce di pelle di animale trattata, la pergamena, scritte a mano con inchiostri ricavati dal fumo e dalla corteccia degli alberi, in una lingua difficile come il latino medievale. Per molti anni, persino i grandi storici si sono confusi, scambiando la nostra Belvedere sul mare con un piccolo villaggio dell'entroterra pugliese a causa di un cavaliere francese che si chiamava quasi allo stesso modo. Ma i documenti non mentono mai se li si interroga con pazienza. Andando a scovare le lettere ufficiali spedite dal palazzo reale di Napoli il 12 giugno 1275, abbiamo sentito il grido d'aiuto dei cittadini di Belvedere, stanchi delle navi nere dei pirati saraceni che sbarcavano sulla spiaggia di Moscarello per rapire i ragazzi e distruggere le case. Abbiamo scoperto l'ordine severo del Re, quel «cogendo homines» che costringeva i pescatori a rimanere svegli di notte sulle scogliere, morendo di freddo e di paura, per vigilare l'orizzonte. E poi abbiamo incontrato loro: i Sangineto. Papà Ruggero, un uomo d'acciaio cresciuto con l'idea che la parola data al proprio Re valesse più della vita stessa, e Mamma Gemma, il cui pianto sulle mura del castello risuona ancora tra le righe delle cronache in volgare antico. Francesco aveva la vostra età. Aveva quattordici anni nel giugno del 1289, quando le vele del Re d'Aragona, Giacomo, e del suo spietato ammiraglio Ruggero di Lauria coprirono il mare di Belvedere. Immaginate per un attimo di essere al suo posto. Immaginate il peso di quelle catene ai polsi, il legno duro del palo a cui fu legato, il calore del sole della Calabria che brucia la pelle e, davanti agli occhi, la bocca scura di una petriere — una gigantesca catapulta medievale — puntata dritta sul vostro petto. Immaginate la tentazione di gridare Arrenditi, padre! Salva la mia vita!. Sarebbe stato normale, umano, comprensibile per qualunque ragazzo. Invece, i verbali dei cronisti del tempo, come il milite catalano Ramon Muntaner che vide gli orrori di quella guerra costiera con i propri occhi, ci raccontano che Francesco scelse di essere un leone. Il suo urlo nel vento,Padre, non arrenderti! Difendi Belvedere!, è stato il regalo più grande che un figlio potesse fare alla sua terra. Ha salvato il castello, ha salvato la sua gente, ma ha pagato il prezzo più alto, scomparendo sotto il peso di quel masso d'assedio. La storia di Francesco non è finita quel giorno. È continuata nel riscatto straordinario del fratellino Filippo, per il quale ogni abitante di Belvedere donò un pezzo del proprio guadagno nel 1292, e nel diploma reale del 1294 che premiò per sempre il coraggio di quella famiglia. Oggi, se camminate per le strade di Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, potete alzare lo sguardo e vedere ancora lì, maestoso e fiero sulla sua scogliera, il Castello del Principe (l'an...

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