Ruggiero II e il calice di Forentia. Il viaggio del re nell'abbazia lucana, le pergamene di S. Nicola di Forenza, il commercio della lana con Firenze e la donazione ai cavalieri di Malta

Arturo Bascetta
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Editore: ABE
Collana: Cronotassi del Regno di Napoli
Codice EAN: 9788872973059
Anno edizione: 2026
Anno pubblicazione: 2026
Dati: 134 p., brossura

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Descrizione

"Con venosa per vendere la lana e poi con re Ruggiero II e i cavalieri Come abbiamo avuto modo di osservare nel corso della nostra analisi, nel vasto e articolato mosaico dei possedimenti distribuiti tra le terre di Puglia, Molise e Campania, si nota una peculiare assenza: quella dei beni situati in Basilicata. Questa apparente lacuna si spiega con la complessa stratificazione delle dipendenze monastiche, che vedeva tali territori legati indissolubilmente all’abbazia della Trinità di Cava de' Tirreni e, in una fase cronologica antecedente, alla prestigiosa abbazia della Trinità della Cava in Militiano (identificabile con il sito di San Felice presso Cimitile di Nola), la quale a sua volta traeva la propria legittimazione e radice storica dal nucleo primigenio della Trinità di Venosa. In questo scenario, un ruolo di assoluto rilievo spetta agli abati venosini. Come vedremo dettagliatamente nei volumi di questa collana, essi godettero di una posizione di straordinario privilegio durante l’epoca della «gloriosa» stirpe degli Altavilla: quei formidabili condottieri normanni che, partendo dalle nebbie del Nord, giunsero a regnare come Re di Sicilia dalla splendida corte di Palermo. Prima ancora del consolidamento regio, la loro ascesa fu segnata da una parabola politica incessante che li vide affermarsi come Principi, Duchi e Conti di Puglia, sebbene impegnati in una perenne e fratricida lotta intestina, oltre che in costanti conflitti con altre casate di origine franca, come i Drengot di Capua e i Blosseville di Gaeta, e con i rami collaterali giunti dai Duchi di Calabria e altri esponenti della nobiltà normanna più ortodossa. In questa prima sezione della nostra ricerca, l’attenzione si sposta verso una propaggine settentrionale di questo immenso patrimonio: la proprietà fondiaria dell'Abate di Venosa a Carmignano, nel cuore del Montalbano pratese, a brevissima distanza dall'influenza di Firenze. Questa presenza fondiaria ebbe inizio nel XII secolo, in una fase di eccezionale vigore istituzionale per l'Abbazia di San Nicola di Forenza, assorbita dalla Santissima Trinità di Venosa, che viveva allora la sua massima stagione di espansione territoriale e politica sotto la duplice e potente protezione della dinastia degli Altavilla e del soglio pontificio. La penetrazione dell'ordine venosino nel tessuto rurale toscano risale precisamente alla metà del 1100. In quel frangente storico, l'Abbazia di Venosa riuscì a ottenere il controllo della Chiesa di San Giovanni a Carmignano, alla quale era annesso un fondamentale "ospedale" destinato al ricovero e all'assistenza dei pellegrini. È importante sottolineare come tale acquisizione non rivestisse un carattere meramente spirituale o caritatevole: essa portò con sé una dote patrimoniale di altissimo profilo, costituita da terreni agricoli, oliveti d'altura e vigneti specializzati, donati con munificenza dalla nobiltà locale. Questi atti di liberalità rispondevano alla duplice necessità dei donatori di assicurarsi le preghiere d'intercessione dei monaci e di garantire un presidio di assistenza per i viandanti lungo le direttrici viarie del tempo. La storiografia consolidata, incrociando sapientemente le vicende degli ordini cavallereschi con i dati tecnici derivanti dall'estimo del territorio pratese, conferma la solidità della presenza della Magione (o Mansio) di San Giovanni di Carmignano e la sua diretta dipendenza gerarchica dall'Abbazia della SS. Trinità di Venosa e da San Nicola di Forenza. Tale struttura non era un semplice oratorio, bensì una vera e propria mansio, configurandosi come una stazione di sosta strutturata per la gestione economica e la logistica agricola. I documenti medievali superstiti citano infatti con frequenza l'Abate di Venosa quale legittimo proprietario di fondi «posti nel distretto di Carmignano», la cui amministrazione quotidiana era delegata a un rettore o amministratore locale, figura di raccordo che rispondeva del propri..."

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