Sklavenarbeit im Römischen Reich - Arbeit, Nichtarbeit und Identität (eBook)

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Bernhard Pirkl
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Lingua: Tedesco
Editore: GRIN Verlag
Codice EAN: 9783638301336
Anno pubblicazione: 2004
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Descrizione

Studienarbeit aus dem Jahr 2004 im Fachbereich Weltgeschichte - Frühgeschichte, Antike, Note: 1, Ludwig-Maximilians-Universität München (Historisches Seminar, Institut für alte Geschichte), Veranstaltung: Proseminar Sklaverei im Römischen Reich, Sprache: Deutsch, Abstract: Diese Arbeit verfolgt das Ziel, die Funktion und die heterogene soziale Realität der Arbeit von römischen Besitzsklaven in der zentralen Periode des Römischen Reichs darzustellen und mit ihrer Rezeption im Diskurs der römischen Elite in Bezug setzen. Im Speziellen soll die Frage behandelt werden, wie sich das Selbstbild der Sklaven und ihrer Arbeit innerhalb einer von aristokratischen Werten geprägten Gesellschaft konstituiert hat. Gerade das Selbstbild der Sklaven kann lediglich impressionistisch dargestellt werden, da nahezu keine authentischen Selbstdarstellungen von Sklaven überliefert sind. Auf dieses spezifische Problem der Quellenlage will Ich im Folgenden kurz eingehen: Literatur und Gesetzestexte stellen nur bedingt eine verlässliche Quelle für die Rekonstruktion des Zusammenhangs von Sklavenarbeit und Identität dar, da sie zum großen Teil Verfassern zuzuordnen sind, die selbst nicht gearbeitet haben. Beide stellen einen exklusiven Diskurs dar, in denen unterprivilegierte Gruppen keinen Ausdruck finden. Gesetzestexte stellen lediglich die Rahmenbedingungen sozialen Agierens dar und schweigen sich über soziale Realitäten aus, während Literatur lediglich verlässlich Aufschluss über die Wertordnung und Einstellungen des Autors gibt, nicht jedoch deskriptiv zu lesen ist. Es herrscht Uneinigkeit darüber, wie häufig wiederkehrende Stereotypen, etwa des faulen Sklaven, zu deuten sind. Anders als etwa Bradley, der in ihnen überspitzte und transformierte Indikatoren von sozialen Realitäten sieht, neigen andere Wissenschaftler eher dazu, Stereotypen eine verschleiernde und mystifizierende Funktion beizumessen. Haben sich nun die genannten Quellen als prekär erwiesen, so muss auch die vermeintliche Beredtheit anderer, authentischerer Quellen, in diesem Falle Grabinschriften, kritisch betrachtet werden. Grabinschriften geben grundsätzlich Auskunft über Teile der sozialen Realität von Personen zum Zeitpunkt ihres Todes und sind somit Teil eines nicht-exklusiven Diskurses, der die Artikulation unterprivilegierter Gruppen gewährleistet. Gleichwohl ist diese Artikulation von einer völlig anderen Qualität als jene in Literatur und Gesetzestexten. Zunächst sind die überlieferten Informationen auf diesen Trägern denkbar dürftig und erschöpfen sich oft in Rechtsstatus, Arbeit und Namen des Verstorbenen. Grabinschriften verfügen weiterhin über einen spezifischen Code, der ihrer symbolischen und zeremoniellen Funktion geschuldet ist...