Viva l'Italia! Contro l'economia della paura. Perché non siamo il malato d'Europa

Autore: Francesco Bonazzi
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Editore: Chiarelettere
Collana: Reverse
Codice EAN: 9788832961065
Anno edizione: 2019
Anno pubblicazione: 2019
Dati: 256 p., brossura
Disponibile anche in eBook a € 9,99

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La paura è uno stato d’animo personale, certo, ma per crearla e alimentarla su larga scala servono gli allarmi. Dietro ogni allarme c’è puntualmente qualcuno che ci guadagna. Ma l’Italia è davvero un paese sull’orlo del fallimento?

«Qualcuno, ne sono certo, mi accuserà di essere uno ‘sfascista’ antieuropeo mentre invece mi considero solamente uno che vuole rendere questa Europa veramente sostenibile e più equa.» - Antonio Maria Rinaldi

«La questione del debito pubblico è una questione di distribuzione della ricchezza, in particolare tra attori pubblici e attori privati, e non una questione di livello assoluto della ricchezza stessa. Il mondo ricco è ricco: sono i suoi Stati a essere poveri.» - Thomas Piketty

Numeri alla mano, la situazione è ben diversa da quella che si dipinge. Come dimostra Francesco Bonazzi, in realtà il nostro è un paese molto ricco dove otto famiglie su dieci vivono in abitazioni di proprietà, con un patrimonio immobiliare che vale 3,8 volte il Pil, ovvero 6227 miliardi di euro, e con storie di eccellenza, specie nel settore della chimica industriale e della biochimica, che però fanno meno notizia dei successi degli chef stellati. Come ricorda il Censis, “il mondo è pieno di macchinari italiani, ma per saperlo bisogna andare a guardare l’etichetta”. Il vero problema è la disuguaglianza, a cominciare da quella Nord-Sud, ma per ridurla non si fa nulla, con la scusa che l’Europa non ci concede i necessari margini di bilancio. Con oltre 5 milioni di poveri e un 10 per cento sempre più ricco, l’Italia non può continuare a essere uno dei paesi con la maggior ingiustizia sociale del continente. La vera sfida che abbiamo di fronte è innanzitutto sconfiggere questa economia della paura e della colpevolizzazione alla tedesca, fermare la cinesizzazione del lavoro e imparare a pensarci come potenza economica, che può decidere il proprio destino e migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Evitando che il sovranismo prenda il posto della sovranità nazionale.