?Al primo chiaro, quando indiscreto un raschio di motore penetra il sogno (ma distorto e fatto labile), a liquefarlo nel pulviscolo d'oro delle imposte malchiuse; al primo buio, quando ogni opera, ogni grido smuore timoroso e il piovasco si dilegua sul selciato impassibile: al chiaro e al buio, mie sole realtà se tu pietoso ricompari e le fai vere. ? ?

Questo di Alida Airaghi è un libro profondamente autobiografico ma in maniera distanziata da un «gioco»: scrivere le varie sezioni «alla maniera di» tutti i piú grandi poeti italiani del Novecento, da Gozzano a Saba, da Ungaretti a Montale, da Caproni a Luzi, da Zanzotto a Pasolini e altri ancora. Una forma di confessione privata travestita da esercizio tecnico, che dimostra il grande orecchio poetico dell'autrice e le permette di proi-ettare i nodi piú privati della propria vicenda esistenziale, che siano il rapporto col padre o la morte del marito, in un quadro piú ampio e decantato di storia letteraria. Naturalmente per ognuno di questi nodi l'Airaghi sceglie un poeta di riferimento consentaneo e vicino a quel tipo di situazione.